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Il passato che riaffiora

[30/10/2020] MURO LECCESE

Il passato che riaffiora

I lavori per la fognatura lungo la Provinciale 157 alle porte del paese hanno portato alla scoperta di una struttura che sembrerebbe un’antica porta di accesso al borgo messapico. Ora tocca alla Soprintendenza ai Beni Archeologici indagare

 

È già noto che sotto la cittadina di Muro si nasconde (ormai nemmeno tanto) una delle numerose città antiche del Salento che hanno origine nella civiltà messapica. Progettare di scavare in profondità per un determinato motivo, quindi, comporta quasi sempre la necessità di un intervento della Soprintendenza ai Beni Archeologici e di alcuni esperti, a tutela dei reperti che sarebbe possibile trovare nel terreno. Nei giorni scorsi, proprio in occasione degli scavi per l’impianto della rete fognaria sulla Strada Provinciale 157, alle porte del paese, hanno dovuto interrompere i lavori per il ritrovamento di alcune evidenze che hanno fatto pensare all’ennesima testimonianza degli antichi abitanti. 

Gli archeologi hanno dovuto avvisare gli operai del cantiere di muoversi con cautela in un determinato punto in cui già si aspettavano di trovare qualcosa, e così è stato. La ‘trincea’ al momento è larga circa un metro e non è ancora possibile riferire con certezza che cosa sia stato trovato. Gli esperti hanno però formulato delle ipotesi per cui, dato il ritrovamento di quattro blocchi allineati, secondo la loro esperienza, potrebbe trattarsi di una porta simile a quella trovata al lato sud-est, larga circa 8 metri e con un corridoio lungo circa 12 metri. Tuttavia per ora si possono formulare solo ipotesi, sarà necessario almeno un altro mese per avere le idee più chiare.

Fino agli anni ’30 del secolo scorso l’abitato moderno di Muro Leccese era di piccole dimensioni e gli edifici occupavano una piccola porzione centrale dell’abitato antico. Nei decenni successivi, però, il paese ha conosciuto un’espansione abbastanza rapida che ha portato alla distruzione delle testimonianze del sottosuolo. I continui interventi edilizi hanno portato, soprattutto sui lati occidentale e meridionale, alla cancellazione dei resti archeologici ritrovati, purtroppo senza nessuna documentazione grafica o fotografica della loro testimonianza. 

Dagli anni ’80 però l’Amministrazione comunale ha deciso di cambiare approccio con le ricchezze storiche che giacevano nel sottosuolo e decide di acquisire alcuni settori dell’abitato antico nel tessuto culturale, economico e urbanistico della città. Pertanto dal 1982 al 1998 vengono inserite nel patrimonio comunale diverse aree archeologiche in località “Sartina”, “Palombara” e “Cunella”, fino a una superficie complessiva di circa 20mila mq e alcuni tratti di mura messapiche lunghi circa 2mila metri. Nel 1999 finalmente l’Amministrazione ha firmato un Protocollo di intesa con la Soprintendenza di Beni Archeologici della Puglia e il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, finalizzato a un’indagine sistematica e completa delle aree archeologiche di proprietà comunale. 

Dal 2000 al 2002 sono state realizzate tre campagne di scavo, alle quali hanno partecipato un grande numero di laureati e studenti dell’Università del Salento, sotto il coordinamento scientifico della professoressa Liliana Giardino, titolare della cattedra di Urbanistica del mondo classico presso lo stesso ateneo. La prima campagna, nel 2000, ha interessato il lato nord delle mura, in località “Sitrie”, le altre due, nel 2001 e nel 2002, il quartiere urbano antico di località “Cunella”. Il terzo passo per la salvaguardia delle testimonianze rinvenute è stato il loro inserimento nel quotidiano murese attraverso la creazione di alcuni parchi archeologici, tutt’ora attivi.

 

Ruben Alfieri 



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