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Uranio impoverito: arriva la rivincita delle vittime del silenzio

[10/02/2017] PRIMO PIANO

Uranio impoverito: arriva la rivincita delle vittime del silenzio

Dopo oltre 16 anni di battaglie legali (e un’altra sconfitta in primo grado nel 2012) il Ministero della Difesa è stato condannato a risarcire la famiglia di Andrea Antonaci, militare salentino deceduto nel 2000 dopo una missione di pace nell’ex Jugoslavia 

 

Una sentenza definita epocale e che potrebbe cambiare il destino di oltre 4mila famiglie e malati che chiedono giustizia. Pochi giorni fa la Corte d'Appello di Roma ha infatti rigettato il ricorso intentato cinque anni fa dal Ministero della Difesa, condannando lo stesso a risarcire con la somma di circa un milione di euro la famiglia di Andrea Antonaci (nella foto), sergente maggiore dell'Esercito Italiano originario di Martano e deceduto nel dicembre 2000 a causa del linfoma non Hodgkin, malattia contratta di ritorno da una missione a Sarajevo. Fu lo stesso Andrea che, solo un mese prima di morire, denunciò davanti le telecamere di “Striscia la notizia” le numerose morti sospette dei suoi colleghi impegnati in missioni di pace, facendo così esplodere lo scandalo dell'uranio impoverito, ai tempi definito “sindrome dei Balcani”. 

La famiglia dello sfortunato militare salentino ottenne giustizia già nel 2012 in primo grado, ma il Ministero si oppose e presentò ricorso. Dopo oltre 16 anni, quindi, viene confermata una sentenza che fa finalmente luce su una verità che i vertici dello Stato hanno sempre negato e, di fatto continuano a negare, come tra l'altro dimostra la recente impugnazione in Cassazione da parte della Difesa della sentenza della Corte d'Appello sul caso del 23enne Salvatore Vacca

Il caso di Antonaci e di Vacca, come quelli di tantissimi altri militari, tra cui Alberto Di Raimondo di Salice Salentino, è stato seguito dall'avvocato Angelo Fiore Tartaglia dell'Osservatorio Militare, impegnato nei tribunali di tutta Italia a rendere giustizia a oltre 4mila malati e alle famiglie di 340 militari che hanno perso la vita. Numeri troppo alti per continuare a negare una verità che non si può più nascondere. 

Una sentenza storica, si diceva. Sì, perché avrà una risonanza internazionale, come tra l'altro anche le altre 76 sentenze di condanna ottenute che, seppur contestate dal Ministero, sono state prese a riferimento dagli altri Stati alleati dell'Italia nella guerra dei Balcani. Ora, però, la Corte d'Appello ha rigettato il ricorso del Ministero, ne ha riconosciuto per la seconda volta le responsabilità, quelle di non essere stato trasparente e negligente con i suoi uomini, inviati in una missione che celava un nemico diverso e più subdolo chiamato uranio impoverito. E l'Osservatorio chiede ora l'intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lo stesso che, proprio da Ministro della Difesa, smentì le denunce di Antonaci, per poi essere a sua svolta smentito dalla Nato.

Salvatore Antonaci, padre del 26enne militare, non nasconde la propria emozione: “Questa notizia ci appaga delle sofferenze subite e delle battaglie condotte in 16 anni. Lo dico con le lacrime agli occhi, perché il pensiero è sempre per Andrea. Spero che questa sentenza possa dare coraggio e giustizia alle famiglie e ai militari che stanno vivendo la nostra esperienza, a quei ragazzi che, come Andrea, sono stati letteralmente mandati allo sbaraglio, inconsapevoli del pericolo e senza le adeguate protezioni di sicurezza”. 

 

Domenico Leggiero: “Battaglia vinta, ma la guerra è ancora lunga”

 

Il presidente dell’Osservatorio Militare e membro della Commissione parlamentare d’inchiesta incaricata di fare luce sulla vicenda uranio impoverito, Domenico Leggiero, è indubbiamente soddisfatto della sentenza della Corte Suprema di Roma: “Dopo gli iniziali riconoscimenti di vittime del dovere, elargiti con la speranza di ‘coprire’ la massa enorme di personale coinvolto, tutto è crollato e la verità è venuta a galla con sentenze di portata internazionale, prese a riferimento da molti Paesi alleati e quasi ignorate in Italia nonostante fossero un vanto tutto italiano. Purtroppo, però, si tratta di un’eccellenza giuridica che fa risaltare una stortura in una classe dirigente, quella della Difesa, che invece avrebbe dovuto essere trasparente, corretta e chiara con i propri uomini e con l’Italia tutta. La questione uranio inizia con una bugia da parte di un militare ad un vertice politico, quella bugia sta facendo contare molti più morti e feriti di quanto abbiano fatto le bombe dei conflitti sui nostri ragazzi”. 

 

Omertà e negligenze: niente dispositivi di sicurezza per i nostri militari  

 

Andrea Antonaci era partito per Sarajevo il 1° settembre 1998 e lì ci rimase per sei mesi. Era un sottoufficiale del Genio e il suo ruolo prevedeva che si recasse proprio nei luoghi di battaglia, dove poi ha contratto il linfoma non Hodgkin. L'organismo di Antonaci è stato contaminato dall'uranio impoverito a causa della mancanza di misure di sicurezza con la quale sia lui che i suoi colleghi sono stati inviati nei Balcani. Eppure i pericoli celati in quella missione non erano un mistero; basti pensare alle tute NBC indossate dai soldati statunitensi e che servivano proprio a contrastare l'impatto degli agenti inquinanti, della cui pericolosità loro evidentemente erano a conoscenza. 

Nessun dispositivo del genere era in dotazione della spedizione italiana; i vertici militari non avevano informati i nostri soldati dei rischi per la salute insiti in quella missione, nonostante ne fossero a conoscenza. E pensare che gli stessi vertici avevano legato le numerose patologie contratte dai soldati italiane ai vaccini e a stress post-traumatici. 

 

Alessandro Chizzini 



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