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"Il cancro? La pił ricca delle malattie"

[20/04/2012] IN COPERTINA

"Il cancro? La pił ricca delle malattie"

È l’opinione del dottor Giuseppe Di Bella, figlio del creatore del celebre -quanto discusso- metodo per la cura dei tumori, per il quale il Ministero della Salute ha stabilito che non esistono fondi sufficienti per la sperimentazione (nonostante numerose testimonianze positive provenienti da tutta Italia). E nei giorni scorsi un giudice di Bari ha imposto all’Asl la somministrazione gratuita della cura Di Bella ad un malato di cancro, replicando così quanto avvenuto nel 1997 con l’ex pretore di Maglie Carlo Madaro 
 
Quindici anni fa, l’allora pretore di Maglie Carlo Madaro ordinò all’Asl di somministrare gratuitamente la cura Di Bella ad un giovanissimo ragazzo di Casarano. Fu la prima sentenza del genere in Italia e da allora l’eco del metodo terapeutico proposto dall’oncologo siciliano si diffuse in tutto il mondo. Dopo un relativo silenzio, dovuto soprattutto al fallimento della sperimentazione ordinata dall’ex Ministro alla Salute Rosy Bindi, la discussione intorno alla “multiterapia” Di Bella basata sulla somatostatina è ritornata al centro delle cronache. 
Nelle scorse settimane Maria Procoli, giudice del Tribunale del Lavoro di Bari, ha accolto la richiesta di un paziente ammalato di tumore di usufruire gratuitamente della cura Di Bella; l’Asl di Bari dovrà quindi somministrare le terapie messe a punto dal medico siciliano a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale. 
Ricomincia quindi una nuova fase di discussione nella stessa maniera con cui tutto era iniziato quindici anni fa, ma al momento è difficile capire cosa possa succedere da qui in avanti. Domenico Colasanto, direttore generale dell’Asl di Bari, ha già presentato ricorso contro la decisione del giudice e molti colleghi del dottor Di Bella continuano a non credere nell’efficacia della terapia. I medici contrari al Mdb (Metodo Di Bella) giustificano questo loro scetticismo nel fatto che non possono prescrivere farmaci non avallati dall’Istituto Superiore della Sanità o la cui efficacia non sia dimostrata da adeguati analisi scientifiche. Ma un’altra porta chiusa al momento è quella del Ministero della Salute che ha annunciato che le risorse disponibili non sono sufficienti per approvare una nuova sperimentazione, dopo quella del 1998. Il dottor Giuseppe Di Bella, figlio del creatore della terapia in questione, deceduto nel 1993, ha preso in mano il progetto del padre e lo sta portando avanti con la stessa passione e dedizione, convinto che in gioco ci sia la vita di chi nella cura Di Bella vede la sua ultima speranza. 
 
La cura della speranza (e la speranza della cura)
 
Già nel 1977 il dottor Luigi Di Bella introdusse la sua multiterapia per la cura del cancro utilizzando la somatostatina. Il suo obiettivo era di combattere anche i cosiddetti “tumori solidi” e nel 1989 affermò di poter prevenire la metastasi. 
Nel 1996, poi, la Commissione Oncologica Nazionale annunciò che la sua cura non era scientificamente valida. Nel 1997 -precisamente il 16 dicembre- l’allora pretore di Maglie Carlo Madaro ordinò all’Asl la fornitura gratuita della terapia ad un giovane paziente del dottore. È il momento di massima attenzione nazionale (e internazionale) verso il metodo Di Bella. L’allora Ministro alla Sanità Rosy Bindi ordinò la consegna delle cartelle cliniche che dimostravano l’efficacia della terapia, nonostante il segreto professionale addotto dal dottore. 
L’ex Ministro diede il via alla sperimentazione il 10 gennaio 1998, ma gli studi effettuati sui diversi casi presi in esami stroncarono in toto la terapia e non bastarono le critiche di Di Bella alle modalità con cui su svolse la sperimentazione. 
Nelle scorse settimane, infine, il giudice di Bari ha ripetuto quanto fatto da Madaro, aprendo (forse) una nuova puntata su un tema vecchio ma sempre attuale. 
 
Alessandro Chizzini 


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