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Piero D'Agostino

Piero D'Agostino

Architetto e designer, vive a Lecce fino all’età di 18 anni per poi trasferirsi prima a Firenze, dove si laurea con una tesi in Progettazione Ambientale, e quindi a Roma e Parigi, dove vive e lavora sia in proprio sia collaborando con importanti studi di architettura, come Ipostudio, C.S.P.E., Anna Conti. Dal 2002, non abbandonando le collaborazioni a distanza, torna a vivere a Lecce, fonda il proprio studio a Leverano e si rifugia per gran parte dell’anno in una caratteristica masseria sul mare a Porto Cesareo. Nel Salento, fino ad oggi, ha concentrato il proprio lavoro creativo su progetti per note cantine vinicole, strutture ricreative e ricettive, bar, ristoranti e residenze-loft, evidenziando un elaborato e anticonformista minimalismo su cui va a plasmare la propria idea di architettura e design. 



Il tratto principale del tuo carattere. 

Irriverenza.

Il tuo principale difetto. 

In realtà non ho difetti, a parte essere un po’ egocentrico e individualista. 

La qualità che preferisci in una donna? 

Intraprendenza e un fondoschiena ben fatto. 

E in un uomo? 

Lealtà. 

Cosa ci vuole per esserti amico?  

Sana incoscienza. 

Cos’è la felicità? 

È quello status che ti consente di non porti questa domanda. 

L’ultima volta che hai pianto? 

Questa mattina alla fine di un bel sogno. 

Di cosa hai paura? 

Dell’oblio. 

Canzone che canti sotto la doccia? 

Jimmy ballando

Musicisti o cantanti preferiti? 

Cave, Baker, Blake, Faker. 

Poeti preferiti? 

Rimbaud, Neruda.

Autori preferiti in prosa?  

Cocteau, Wilde, Palahniuk, Dyer.

Libri preferiti. 

I ragazzi terribili, Le città invisibili, Natura morta con custodia di sax.

Attori e attrici preferiti. 

Johnny Depp, Jeanne Moreau, Irene Jacob. 

Chi potrebbe interpretarti sul grande schermo?   

Mastroianni.

Film preferiti. 

Otto e mezzo, Daunbailò, Fight Club, Metropolis.

I tuoi pittori preferiti. 

Rothko, Pollock, Lichtenstein, Fontana. 

Il colore che preferisci. 

Il blu di Ives Klein. 

Se fossi un animale, saresti? 

Un “cane di pezza” alla Tim Burton. 

Cosa sognavi di fare da grande? 

Il marinaio giramondo alla Corto Maltese. 

L’incontro che ti ha cambiato la vita? 

Uno degli ultimi bohémien che ho conosciuto a Firenze quando ancora non avevo 18 anni e che mi ha trasmesso l’amore per la lettura, la musica e il cinema.

La persona a cui chiederesti consiglio in un momento difficile? 

Mio padre, anche adesso che non c’è più. 

Quel che detesti più di tutto. 

Mancanza di senso estetico. 

Quanto tempo dedichi alla cura del tuo corpo? 

Tutto ciò che occorre per non smettere di amarmi. 

Piatto preferito. 

Più che altro ho un drink preferito: vodka tonic.

Il profumo preferito. 

Quello delle onde. 

Il fiore che ami. 

Tulipano. 

La tua stagione preferita?  

Primavera.  

Il paese dove vorresti vivere? 

California.

In quale epoca ti sarebbe piaciuto vivere? 

Anni ’60.

Personaggi storici che ammiri di più. 

Alessandro Magno.

Personaggi storici detestati. 

Sarebbe più bello rispondere su quelli del presente. 

Cosa faresti per sostenere ciò in cui credi? 

Vivere con coerenza e andare avanti senza voltarmi.

Chi è il tuo eroe vivente? 

Banksy.

Il tuo sogno ad occhi aperti? 

Catturare l’immateriale e renderlo percettibile e vivibile.

Il tuo rimpianto più grande? 

Aver conosciuto una donna troppo presto e un’altra troppo tardi. 

Cos’è l’amore? 

Una droga naturale.  

Stato attuale del tuo animo. 

Agitazione creativa.

Il tuo motto. 

“Vivere con i piedi per terra e la testa tra le nuvole”.

Come vorresti morire? 

In mare, rientrando da una nuotata a 80 anni come Le Corbusier. 

 

Claudia Mangione - foto di Silvio Bursomanno 


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